LA FUNZIONE SOCIALE DELLE ASSICURAZIONI
3 giugno 2008 | Autore: draghiga | In Il punto di vista di Gianfranco Galesso | Nessun commentoL’assicurazione è un’attività tipicamente sociale, in realtà non è nemmeno possibile ipotizzare l’assicurazione per un uomo che vive solo in un’isola deserta.
L’assicurazione è il modo in cui si concretizza, in una economia libera, il concetto di neutralità e di solidarietà umana; infatti le prime assicurazioni moderne nacquero agli inizi dell’ottocento proprio come soccorso, e solo successivamente si trasformarono in attività prevalentemente industriali.
Tuttavia se andiamo ad analizzare si nota che la differenza è più di forma che di sostanza, in quanto la sostanza dell’assicurazione rimane idealmente un “pool” di tanti piccoli contributi individuali destinati a fronteggiare i danni derivanti da certi eventi spiacevoli che possono colpire alcuni degli assicurati, e che costoro non sarebbero in grado di fronteggiare da soli.
Che cos’è l’assicurazione si può riassumere in queste due proposizioni:
A) il rischio contro cui si protegge con l’assicurazione deve essere tale da non poter essere fronteggiato direttamente dall’assicurato, o da risultare comunque assai oneroso. Infatti, se il rischio fosse tale da non risultare gravoso fronteggiarlo direttamente, non varrebbe la pena assicurarsi. Anzi sarebbe decisamente meglio non assicurarsi poiché alla lunga si spenderebbe meno a fronteggiare direttamente i danni derivanti dagli eventi spiacevoli che a garantirsi contro di essi pagando premi i quali, oltre all’equivalente attuariale (statistico) del rischio assicurato, comprendono una quota necessaria a coprire le spese dell’organizzazione assicurativa.
B) Il contributo assicurativo individuale deve essere il minore possibile rispetto al rischio protetto. Ciò comporta da una parte che l’organizzazione assicurativa deve tendere ad essere quanto più possibile efficiente nel lavoro che svolge e, dall’altra che i singoli assicurati devono porsi rispetto all’assicurazione nella condizione psicologica di essere ben lieti di pagare il contributo assicurativo sotto forma di risarcimento danni. In altre parole, il singolo assicurato deve augurarsi, come optimum del suo punto di vista, di pagare annualmente il suo contributo senza mai rimanere vittima dell’evento spiacevole che gli da’ diritto al risarcimento del danno.
La condizione per un sano e corretto funzionamento dell’attività assicurativa, intesa in senso industriale , è che i costi economici delle compagnie di assicurazione si chiudano con un margine di utile sufficiente a remunerare adeguatamente i capitali in esse impiegati.
Affinché questa condizione si verifichi, il rapporto tra il totale dei sinistri da risarcire ed il totale ed il totale dei premi raccolti deve essere minore di 1, è chiaro che per la società di assicurazione le cose vanno tanto meglio quanto questo coefficiente sia basso.
Se però questo coefficiente fosse sistematicamente molto basso, e quindi le compagnie di assicurazione fossero sistematicamente molto redditizie, sorgerebbero sempre nuove compagnie e la concorrenza le spingerebbe ad abbassare sempre più le tariffe, fino a portarlo assai vicino al suo limite massimo.
Si può perciò ragionevolmente ritenere che in regime di libera economia, il rapporto tende di fatto verso tale limite massimo.
Dal punto di vista sociale l’assicurazione è tanto più utile ed efficace quanto minore è la frequenza dei sinistri e quanto maggiore è il rapporto sopra definito; con la condizione tuttavia che questo ultimo rapporto rimanga, in media nel tempo, inferiore al limite oltre il quale le compagnie assicurative non possono più funzionare fisiologicamente.
Fino a che l’organizzazione assicurativa si mantiene entro i limiti necessari per svolgere bene la sua funzione, e fino a che gli assicurati sono disposti a considerare di buon grado il premio come un contributo che rimanga preferibilmente senza contropartita, l’assicurazione svolge effettivamente, oltre che una importante funzione economica, anche un compito di grande utilità sociale; ma se l’organizzazione assicurativa tende ad allargarsi privilegiando i suoi propri interessi a scapito di quelli degli assicurati, oppure questi ultimi si pongono nella situazione psicologica di non gradire il pagamento del contributo assicurativo senza ottenere alcuna prestazione in cambio, e quindi cercano di bilanciare individualmente i conti, l’assicurazione degenera e diventa un’organizzazione troppo costosa rispetto alla funzione che svolge, e che anzi non riesce più a svolgere in maniera soddisfacente.
Infatti un sistema assicurativo così degenerato, oltre a costare troppo, finisce col proteggere inutilmente ciò che non è necessario proteggere e non proteggere invece ciò che è necessario proteggere.
Due esempi (uno privato ed uno pubblico) di come possa degenerare in questo senso il sistema assicurativo sono forniti dall’assicurazione R.C.Auto e dall’assistenza contro le malattie.
Relativamente al settore R.C.Auto sono a tutti note le discussioni a cadenza annuali al momento del rinnovo delle tariffe, le assicurazioni chiedono aumenti dei premi basati sull’applicazione di certi parametri e dall’altra ci sono gli “utenti” che gridano allo “scandalo” ; ma se il ragionamento viene effettuato su base razionale si può capire che se aumenta, come aumenta, il numero dei sinistri; se aumenta, come aumenta, il costo del personale impiegato nelle assicurazioni, se aumenta, come aumenta, il valore delle automobili, e quindi il costo per ripararle quando sono danneggiate; se aumentano, come aumentano, tutti gli altri costi, non si vede come si possa pretendere che, anche a parità di sinistri, non aumentino i premi; dove prenderebbero altrimenti le società di assicurazioni denari per mantenere in piedi l’organizzazione e per risarcire i danni?
Il punto dolente è nella frequenza dei piccoli sinistri che fa diventare l’assicurazione sempre meno assicurazione e sempre più un semplice riciclaggio di denaro, che fluisce sotto forma di premi degli assicurati alle compagnie e rifluisce sotto forma di risarcimento di sinistri dalle compagnie alla gran massa dei singoli assicurati.
Che senso ha questo andirivieni di fondi?
Che mutualità è mai questa?
Se si fosse certi che l’eventuale sinistro di cui si può essere responsabili non supera i 1.000 Euro (valore medio di danno auto) non ci sarebbe ragione per assicurarsi: questa ragione invece è data e per questo anzi l’assicurazione è stata resa obbligatoria, proprio dalla mancanza di questa certezza e dell’esistenza del rischio di ritrovarsi, per colpe o per fatalità, responsabili di un sinistro comportante danni da decine o centinaia di milioni, il cui risarcimento diretto sarebbe rovinoso economicamente per il responsabile del sinistro, o addirittura impossibile se gli mancano i mezzi necessari.
Eppure i piccoli sinistri, che sono estranei alla spirito dell’assicurazione, assorbono una parte notevole delle somme pagate e soprattutto una parte notevolissima del lavoro delle compagnie incidendo sia sul livello dei premi che sulla qualità del servizio in quanto rende meno efficiente la struttura oberata dal lavoro.
L’assicurazione R.C.Auto è diventata così sempre più un inutile riciclaggio di denaro, a vantaggio dei soliti furbi, talvolta veri e propri truffatori, che sfruttano l’assicurazione per fini completamente estranei allo spirito assicurativo, e a svantaggio invece di chi questo spirito cerca di rispettare.
Ritengo che se si vuole migliorare l’assicurazione auto e ridurre il costo, sia necessaria un’opera di educazione civica e di guida che si può ottenere anche con l’aiuto dei mass-media che invece di limitarsi a contestare gli aumenti, attualmente inevitabili, farebbero bene a spiegarne i motivi ed a cercare di far comprendere lo spirito dell’assicurazione.
Anche nell’assicurazione nazionale contro le malattie si può notare lo stesso effetto, che appare ben più grave per la sua portata in termini di sofferenze umane, infatti anche in questo caso il principio di mutualità che con il minor contributo individuale possibile,contributo che ciascuno dovrebbe versare augurandosi che fosse versato a fondo perduto, si riuscirà a proteggere tutti, nel senso di dare a tutti le migliori cure possibili, contro le malattie gravi.
Le malattie minori dovrebbero essere lasciate alle cure di ciascuno.
Estendendo invece la protezione a tutte le malattie, ivi compreso il raffreddore, cioè, per dire, anche quei piccoli comuni malanni il cui costo è relativamente moderato e può essere benissimo sopportato direttamente dalla grande maggioranza degli individui, il principio della mutualità viene stravolto.
Il numero delle persone che ricorrono giornalmente alla medicina sociale diventa immenso, e le strutture sanitarie, per quanto ampie, diventano sempre più oberate di lavoro ed inadeguate a far fronte alle crescenti e spesso ingiustificate richieste di cure, con il bel risultato che mentre, in un modo o nell’altro, si proteggono totalmente le piccole malattie, i vari malati gravi non sempre riescono a ricevere tutta l’assistenza di cui hanno bisogno, e spesso sono curati male e con ritardo.
Si può affermare che in un prossimo futuro le assicurazioni private dovranno interpretare un ruolo di grande responsabilità, in quanto chiamate ad affrancare il sistema assistenziale pubblico che, non sarà in grado di soddisfare i bisogni della collettività.
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