ASSICURAZIONE, QUESTA ILLUSTRE SCONOSCIUTA
1 luglio 2008 | Autore: draghiga | In Il punto di vista di Gianfranco Galesso | Nessun commento
L’assicurazione è un’attività tipicamente sociale, ipotizzare l’assicurazione per un uomo che vive da solo su un’isola deserta sarebbe impossibile!
L’assicurazione è il modo in cui si concretizza, in una economia libera, il concetto di mutualità e di solidarietà umana infatti, le prime assicurazioni moderne, nacquero agli inizi dell’ottocento proprio come mutuo soccorso e, solo successivamente, si trasformarono in attività prevalentemente industriali.
Tuttavia, se andiamo ad analizzare, si nota che la differenza è più di forma che di sostanza in quanto l’essenza dell’assicurazione rimane idealmente un insieme di tanti piccoli contributi individuali destinati a fronteggiare i danni derivanti da avvenimenti che possono colpire alcune persone che da sole non sarebbero in grado di fronteggiare.
Che cos’è l’assicurazione si può riassumere in queste due proposizioni:
A) il rischio contro cui ci si protegge con l’assicurazione è quello che non si può affrontare in proprio o comunque molto oneroso. In poche parole, se si avesse la certezza che il danno probabile fosse di importo modesto non varrebbe la pena assicurarsi, anzi, sarebbe decisamente meglio evitarlo perché, alla lunga, si spenderebbe meno a fronteggiare direttamente i danni che a garantirsi pagando premi di una assicurazione che, oltre all’equivalente attuariale (statistico) del rischio assicurato, comprendono anche le quote necessarie a coprire le spese dell’organizzazione assicurativa e quelle dell’utile industriale.
B) Il premio assicurativo deve essere il minore possibile rispetto al rischio protetto. Ciò comporta che l’organizzazione assicurativa deve tendere ad essere quanto più possibile efficiente nel lavoro che svolge e che i singoli assicurati devono porsi rispetto all’assicurazione nella condizione psicologica di essere ben lieti di pagare il premio assicurativo a fondo perduto.
La condizione per un sano e corretto funzionamento dell’attività assicurativa, intesa in senso industriale , è che i conti economici delle compagnie di assicurazione si chiudano con un margine di utile sufficiente a remunerare adeguatamente i capitali dalle stesse impiegati e, affinché questa condizione si verifichi, il saldo tra il totale dei premi raccolti ed il totale dei sinistri pagati deve essere positivo.
Fino a che l’organizzazione assicurativa si mantiene entro i limiti necessari per svolgere bene la sua funzione e fino a che gli assicurati sono disposti a considerare di buon grado il premio come un contributo che rimanga preferibilmente senza contropartita, l’assicurazione svolge effettivamente una importante funzione economica e un compito di grande utilità sociale, ma se l’organizzazione assicurativa tende ad allargarsi privilegiando i propri interessi a scapito di quelli degli assicurati oppure, questi ultimi, si pongono nella situazione psicologica di non gradire il pagamento del contributo assicurativo a fondo perduto cercando di bilanciare individualmente i conti, ecco che l’assicurazione degenera e diventa un’organizzazione troppo costosa rispetto alla funzione che dovrebbe svolgere.
L’esempio classico di questa degenerazione è avvenuto nel settore R.C.Auto dove le discussioni al momento del rinnovo delle polizze sono all’ordine del giorno:
le assicurazioni chiedono aumenti dei premi basati sull’applicazione di certi parametri e dall’altra ci sono gli assicurati che gridano allo scandalo.
Ma se il ragionamento venisse effettuato razionalmente si può capire che se aumenta, come aumenta, il numero dei sinistri; se aumenta, come aumenta, il costo del personale impiegato nelle assicurazioni, se aumenta, come aumenta, il valore delle automobili e quindi il costo per ripararle, non si vede come si possa pretendere che, anche a parità di sinistri, non aumenti il costo delle polizze, domanda:
le compagnie di assicurazione dove prenderebbero i denari per pagare i sinistri e mantenere in piedi l’organizzazione?
Il punto dolente è nella frequenza dei piccoli danni che fa diventare l’assicurazione sempre meno assicurazione e sempre più un riciclaggio di denaro che fluisce sotto forma di premi dagli assicurati alle compagnie e rifluisce sotto forma di risarcimento di sinistri pagati dalle compagnie alla massa dei singoli clienti.
Che senso ha questo andirivieni di fondi?
Che mutualità è mai questa?
Se si fosse certi che un sinistro di cui si può essere responsabili non superi i 2.000 Euro (valore medio di un danno auto) non ci sarebbe alcuna ragione per assicurarsi, ragione che invece è data e per questo l’assicurazione è stata resa obbligatoria, proprio dalla mancanza di questa certezza e dall’esistenza della probabilità di ritrovarsi per colpa o per fatalità responsabili di un incidente da centinaia di migliaia di euro, il cui risarcimento in proprio sarebbe rovinoso economicamente o addirittura impossibile se mancano i capitali necessari.
Eppure i piccoli sinistri che sono estranei alla spirito dell’assicurazione assorbono una parte notevole delle somme pagate e, soprattutto, una parte notevolissima del lavoro delle compagnie incidendo sia sul livello dei premi che sulla qualità del servizio.
Ritengo che se si vuole migliorare l’assicurazione auto e ridurre il costo, sia necessaria un’opera di educazione civica e di guida che si può ottenere anche con l’aiuto dei mass-media che invece di limitarsi a contestare gli aumenti, attualmente inevitabili, farebbero bene a spiegarne i motivi ed a cercare di far comprendere lo spirito dell’assicurazione.
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